CyberUP Institute analizza da anni incidenti cyber che non colpiscono direttamente il “bersaglio principale”, ma lo raggiungono attraverso fornitori, partner tecnologici e terze parti. La supply chain digitale è oggi uno dei vettori di attacco più efficaci perché sfrutta un punto debole strutturale: la fiducia operativa tra organizzazioni.
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ToggleProteggere la supply chain non significa solo valutare i propri sistemi, ma comprendere che la sicurezza aziendale è ormai interdipendente. Un incidente che nasce all’esterno può avere effetti interni immediati, profondi e difficili da contenere.
Contesto e urgenza: perché la supply chain è diventata un bersaglio primario
Negli ultimi anni, le aziende hanno esteso il proprio perimetro digitale in modo significativo. Cloud, servizi gestiti, outsourcing IT, software di terze parti e integrazioni API hanno aumentato efficienza e velocità, ma anche superficie di attacco.
Gli attaccanti hanno compreso che colpire un’organizzazione ben difesa è spesso meno efficace che compromettere un fornitore con minori controlli. Da lì, l’accesso “legittimo” consente di propagare l’attacco lungo la catena di fornitura, spesso senza generare allarmi immediati.
CyberUP Institute osserva che molti incidenti gravi degli ultimi anni non sono iniziati con exploit sofisticati, ma con relazioni di fiducia mal governate.
Il valore strategico della sicurezza nella supply chain
La sicurezza della supply chain non è solo un tema tecnico, ma strategico e gestionale. Riguarda scelte di sourcing, contratti, governance e responsabilità condivise. Un’azienda può investire molto in sicurezza interna e rimanere comunque vulnerabile se non conosce il livello di rischio dei propri fornitori critici.
Questo approccio è coerente con le analisi europee sulle minacce, che evidenziano come gli attacchi alla supply chain siano in crescita proprio perché consentono impatti su larga scala, come descritto nei report di enisa.
Proteggere la supply chain significa quindi proteggere la continuità operativa, la reputazione e la fiducia dei clienti.
Come gli attaccanti sfruttano la supply chain
Dal punto di vista dell’attaccante, la supply chain è quindi un moltiplicatore di efficacia. Un singolo punto di compromissione può aprire l’accesso a decine o centinaia di organizzazioni. Gli attacchi più efficaci sfruttano software aggiornati tramite canali legittimi, credenziali di fornitori o accessi remoti concessi per attività di manutenzione.
L’elemento chiave non è la tecnologia in sé, ma la mancanza di visibilità. Molte aziende non sanno esattamente quali fornitori hanno accesso a quali sistemi, con quali privilegi e per quanto tempo.
Primo rischio: dipendenza da fornitori critici poco visibili
Uno dei rischi principali è la dipendenza operativa da fornitori considerati “affidabili” per abitudine, non per valutazione continua. In molti casi, l’accesso di un fornitore viene concesso una volta e mai più rivisto.
Dal punto di vista della sicurezza, questo crea accessi persistenti che possono essere sfruttati se il fornitore viene compromesso. Gli attaccanti non devono violare l’azienda: entrano con chi è già autorizzato.
Secondo rischio: software e aggiornamenti come vettore di attacco
Un altro rischio significativo riguarda software di terze parti e aggiornamenti automatici. Se il processo di sviluppo o distribuzione di un fornitore viene compromesso, l’attacco si propaga in modo invisibile e “firmato”.
Questo tipo di scenario è particolarmente complesso da rilevare perché il traffico e i file appaiono legittimi. Per questo motivo, la gestione del rischio software è diventata centrale nei framework di sicurezza moderni, come sottolineato dal nist nei modelli di gestione del rischio e della supply chain digitale.

Terzo rischio: mancanza di governance e responsabilità chiare
Molti incidenti si aggravano perché, quando l’attacco coinvolge un fornitore, non è chiaro chi deve decidere cosa. Chi può sospendere un servizio esterno? Chi comunica con il partner? Chi valuta l’impatto sul business?
L’assenza di governance trasforma un incidente tecnico in una crisi organizzativa. La sicurezza della supply chain richiede quindi ruoli chiari, escalation definite e coordinamento tra IT, sicurezza, procurement e management.
Contenimento e risposta: cosa fare quando il fornitore è il problema
Quando un incidente nasce nella supply chain, la risposta deve essere rapida ma coordinata. Isolare immediatamente il fornitore senza valutazione può bloccare servizi critici; non intervenire può amplificare il danno.
Le organizzazioni più mature adottano procedure di Incident Response che includono esplicitamente le terze parti. Percorsi orientati alla risposta reale, come quelli legati all’ incident response, aiutano a gestire questi scenari complessi senza improvvisazione.

Le analisi di europol mostrano come gli attacchi alla supply chain abbiano spesso un impatto operativo e reputazionale superiore agli attacchi diretti.
Ripristino, continuità e verifica post-incidente
Dopo il contenimento, la priorità è ristabilire la continuità operativa in modo sicuro. Questo significa verificare che i sistemi non siano stati alterati, che le credenziali dei fornitori siano state ruotate e che le integrazioni siano state ripristinate solo dopo controlli adeguati.
Il ripristino è anche un momento critico di apprendimento. Le aziende che analizzano l’incidente solo dal punto di vista tecnico perdono l’occasione di migliorare governance, contratti e processi decisionali.
Miglioramento continuo e resilienza della supply chain
La sicurezza della supply chain non è un progetto una tantum. È un processo continuo che richiede valutazioni periodiche, revisione degli accessi, simulazioni e coinvolgimento del management.
La consapevolezza organizzativa è fondamentale. Programmi strutturati di awareness aiutano le figure non tecniche a comprendere che la sicurezza dei fornitori è parte integrante del rischio aziendale.

Anche la gestione della crisi gioca un ruolo centrale. Approcci di crisis management permettono di affrontare incidenti complessi senza perdere controllo e fiducia.
Conclusione: dalla fiducia implicita alla sicurezza consapevole
Gli attacchi alla supply chain dimostrano che la sicurezza aziendale non può più essere isolata. Ogni organizzazione è parte di un ecosistema digitale in cui il rischio si propaga rapidamente.
CyberUP Institute sostiene che la vera protezione nasce dal passaggio dalla fiducia implicita alla fiducia verificata, basata su visibilità, governance e preparazione. Le aziende che investono in sicurezza della supply chain non riducono solo il rischio di attacco, ma rafforzano la propria resilienza complessiva e la fiducia del mercato.
Domande frequenti (FAQ)
Perché la supply chain è diventata un obiettivo così attraente per gli attaccanti?
Perché consente di colpire più organizzazioni attraverso un singolo punto di accesso. I fornitori hanno spesso privilegi elevati e minori controlli di sicurezza. Questo riduce il rischio per l’attaccante e aumenta l’impatto potenziale. La fiducia diventa il vettore di attacco.
Quali fornitori rappresentano il rischio maggiore?
Quelli con accesso diretto a sistemi critici, dati sensibili o processi operativi essenziali. Non è una questione di dimensione del fornitore, ma di livello di integrazione. Anche piccoli partner possono rappresentare un rischio elevato. La visibilità è il primo passo per la protezione.
Come possono le aziende valutare il rischio della propria supply chain?
Attraverso mappatura degli accessi, valutazioni periodiche di sicurezza e requisiti contrattuali chiari. È importante sapere chi accede a cosa e con quali privilegi. Le valutazioni devono essere continue, non episodiche. La sicurezza evolve insieme alle relazioni.
Cosa fare se un fornitore viene compromesso?
Serve una risposta coordinata che bilanci sicurezza e continuità. Isolamento, rotazione delle credenziali e verifica dei sistemi devono essere accompagnati da comunicazione chiara. Il coinvolgimento del management è essenziale. L’improvvisazione aumenta l’impatto.
Qual è il ruolo della resilienza nella sicurezza della supply chain?
La resilienza consente di assorbire l’impatto e ripristinare le operazioni in modo controllato. Non elimina il rischio, ma ne riduce le conseguenze. Include processi, persone e governance, non solo tecnologia. È una capacità organizzativa.
Perché la sicurezza della supply chain riguarda anche il management?
Perché implica decisioni strategiche su fornitori, contratti e priorità di business. In caso di incidente, le scelte rapide e informate riducono il danno. Senza coinvolgimento del management, la sicurezza rimane incompleta. La supply chain è un tema di governance.
